Radio Dublino sostiene il Sì al Referendum per Legalizzare l’Aborto

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Radio Dublino – facendo seguito a varie puntate dedicate argomento – aderisce alla campagna per il sì nel referendum sull’aborto del prossimo 25 maggio. Il referendum deciderà se abrogare o no l’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, che eliminerebbe gli ostacoli che attualmente impediscono la creazione di una legislazione sull’accesso sicuro all’aborto.

L’ottavo emendamento (approvato con referendum il 7 settembre 1983 e firmato in legge il 7 ottobre dello stesso anno)  equipara il “diritto alla vita del nascituro” al “diritto alla vita della madre” rendendo di fatto illegale l’aborto in quasi tutte le circostanze (tranne nel caso in cui la gravidanza metta a rischio la vita della donna).

Agli elettori irlandesi verrà chiesto se vogliono abrogare l’articolo 40.3.3 della Costituzione, meglio noto come ottavo emendamento e la riforma, se approvata, modificherà la Costituzione inserendo nella Carta fondamentale irlandese: “Disposizioni possono essere previste dalla legge per la regolamentazione della cessazione della gravidanza” e sul punto il Governo ha già preso l’impegno di introdurre una legislazione sull’interruzione di gravidanza senza restrizioni per le prime 12 settimane.

Dal 2013 le interruzioni di gravidanza sono consentite in limitatissimi casi, solo quando la vita della madre è a rischio e la pena massima per gli aborti illegali è di 14 anni di carcere.

Dal 1983, anno di approvazione dell’ottavo emendamento, circa 170.000 donne irlandesi hanno viaggiato nel Regno Unito per interrompere le loro gravidanze, con costi elevati, difficoltà logistiche e tensioni emotive. Inoltre, fino a 2.000 donne all’anno interrompono la gravidanza assumendo la pillola abortiva, ottenuta illegalmente online.

In Irlanda l’interruzione di gravidanza non è consentita in caso di stupro o incesto e nemmeno quando c’è un’anomalia fetale. L’Irlanda ha le leggi sull’aborto più restrittive in Europa, con una media di 11 donne che viaggiano all’estero ogni giorno per accedere a quella che dovrebbe essere l’assistenza sanitaria di base tra vergogna e stigma sociale in un ambiente non familiare perché in Irlanda permane quel divieto che il comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha definito come “crudele, inumano e degradante”.

Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar di Fine Gael, e il leader dell’opposizione parlamentare Fianna Fáil, Micheál Martin, stanno sostenendo il sì alla rimozione del divieto, ma i due maggiori partiti irlandesi sono divisi al loro interno e la maggioranza dei deputati e dei senatori del Fianna Fáil si è schierato per il mantenimento dell’ottavo emendamento. Inoltre si prospetta una campagna #HomeToVote con oltre 40000 irlandesi in giro per l’Europa che torneranno appositamente in patria per il voto, come già successo nel 2015 con il referendum sul matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso.

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