Category Archives: Irish News

Volo diretto Dublino – Cagliari

Volo Cagliari Dublino

RyanairLa notizia che tanti aspettavano è finalmente arrivata. Come annunciato nella puntata di questa settimana la Sardegna sarà collegata con un volo diretto con l’Irlanda. Il collegamento Cagliari-Dublino sarà attivo dal prossimo Giugno. Il primo volo per l’Irlanda è in programma martedì 1 Giugno (si volerà il martedì e il sabato), con partenza da Dublino alle 8.10 e arrivo a Cagliari alle 10.20. Ritorno con partenza da Cagliari alle 12.45 e arrivo in Irlanda alle 14.55.

A Radio Dublino abbiamo trattato negli anni scorsi i gravi disagi per la sempre più numerosa comunità di sardi in Irlanda che aveva portato la cancellazione del volo Dublino Alghero con comitato “Don’t leave us Ryanair”, il sindaco di Alghero e l’assessore ai trasporti della Regione Sardegna.

Il nuovo collegamento Dublino-Cagliari si inserisce nell’allargamento del network di Ryanair che ha annunciato nei giorni scorsi 53 nuove destinazioni per l’Italia. Le nuove destinazioni saranno attive dalla prossima estate, ma si possono già prenotare sul sito della compagnia.

La Ryanair, la compagnia fondata in Irlanda nel 1984 che è diventata la più grande compagnia low cost in Europa, collega 34 Paesi, tutta l’Europa, Marocco, Israele e Giordania, con oltre 200 destinazioni. L’Italia è collegata con 30 Paesi e sono 29 gli aeroporti in Italia serviti da Ryanair. Oltre al nuovo collegamento Dublino – Cagliari è stata aggiunta anche la rotta Cork – Napoli.

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Puntata 219

Maximilian Cope

Puntata 219Questa settimana nella puntata 219 a cura di Maurizio abbiamo parlato della gestione dell’immigrazione e della diversità in Irlanda partendo dalla analisi della immigrazione italiana degli ultimi anni in Irlanda come recensita dal Central Statistics Office. Tra le news abbiamo sentito il discorso di candidatura del presidente Michael D. Higgins alle prossime elezioni presidenziali, della Apple che ha versato più di 14 miliardi di multa e tasse non pagate per gli aiuti di stato fatti dall’Irlanda, delle nuove tratte Ryanair Irlanda – Italia tra cui la tanto attesa Dublino-Cagliari, della tempesta Ali con vento fino a 160 km/h che ha causato due i morti in Irlanda.

In studio abbiamo avuto ospite Maximilian Cope, artista multidisciplinare (pittura, multimedia, film e fotografia analogica e digitale) e vincitore come miglior corto allo Short Video Competition all’Italian Fusion Festival di quest’anno. Max Boccalari aka Maximilian Cope nasce a Milano ma trascorre infanzia e giovinezza a Imola. Dopo gli studi presso il conservatorio di Pesaro torna a Milano dove svolge regolare attivitá di Musicista Professionista come compositore/arrangiatore (sue molte musiche per pubblicitá della giochi Preziosi, Cosmetici Pupa, Patatine Cric Croc, ecc..) oltre ad una attivitá come produttore musicale (Annalisa Minetti, Paolo Barillari, ecc..). Dieci anni fa si trasferisce a Dublino dove inizia come venditore di specialitá Italiane ma dopo due anni inizia a lavorare come graphic and web designer, si iscrive quindi all’universitá di Dundalk dove studia e si laurea in Media Arts. Nel frattempo inizia a vincere I primi premi, tra I quali quello come miglior comedy al Royal Television Society Award  e la miglior musica al LMFM Song Contest .

In compagnia di Sebastiano Toscano di Nowhere Music abbiamo ascoltato in anteprima l’ultimo singolo di ThreeLakes che con i Flatland Eagles, Jane Willow e Bua suoneranno al Bello Bar di Dublino il prossimo 11 Ottobre.

Eventi segnalati:

Playlist:

  • Marc Ribot (feat. Tom Waits) – Bella Ciao (Goodbye Beautiful)
  • ThreeLakes and the Flatland Eagles – Brothers
  • Lucio Battisti – Don Giovanni
  • Vulfpeck – Soft Parade
  • Maximilian Cope – Sunrise in Connemara
  • Damien Rice – The Blowers Daughter

Visita del Papa in Irlanda

Papa in Irlanda

La visita di Papa Francesco in Irlanda, avvenuta sabato e domenica, ha mostrato soprattutto una cosa: che l’Irlanda è profondamente cambiata e non è più il bastione della fede cattolica che è stata per secoli. La partecipazione dei fedeli alle apparizioni pubbliche del Papa e soprattutto alla messa celebrata domenica nel Phoenix Park di Dublino sono state ben al di sotto delle aspettative; lo stesso vale per il clima generale, che non è stato particolarmente caloroso e accogliente ma pieno di freddezza e con anche qualche manifestazione di protesta.

La protesta più partecipata è stata organizzata domenica dall’associazione Stand for Truth, in contemporanea con la messa, nel Garden of Remembrance: c’erano 10mila persone, unite soprattutto dall’indignazione per gli abusi sessuali commessi dalla Chiesa cattolica in Irlanda. I fedeli che in quello stesso momento erano radunati ad ascoltare il Papa erano 130 mila, ma gli organizzatori ne aspettavano 500 mila. Sono numeri significativamente inferiori rispetto a quelli dell’ultima visita di un Papa in Irlanda, quella di Giovanni Paolo II nel 1979: alla sua messa domenicale partecipò più di un milione di persone.

Un allontanamento così radicale non è dovuto a un’antipatia nei confronti del nuovo Papa e non si spiega solo con la crisi che sta attraversando la Chiesa in Irlanda dopo la pubblicazione, nel 2009, del rapporto della Commissione d’inchiesta sugli abusi su minori, che denunciava più di 2.500 casi avvenuti negli istituti religiosi tra il 1940 e il 1980, fino a quel momento insabbiati. È soprattutto indice della laicizzazione del paese negli ultimi 40 anni.

Nel 1979 il 90 per cento degli irlandesi si dichiarava cattolico, l’omosessualità e il divorzio erano illegali, il movimento femminista esisteva ma era una piccola minoranza e le lotte per i diritti delle donne non erano all’ordine del giorno; le persone che soffrivano per colpa della Chiesa, soffrivano in silenzio. Ora chi va a messa è il 35 per cento della popolazione; nel 1995 un referendum ha legalizzato il divorzio; nel 2015 sono stati approvati i matrimoni tra persone dello stesso sesso (che un segretario di stato del Vaticano commentò così) e il Taoiseach Leo Varadkar, cioè il primo ministro, è apertamente gay, oltre che di origini indiane e il più giovane della storia del paese. A maggio 2018 il 66 per cento degli irlandesi ha votato a favore del referendum per rimuovere il divieto di aborto dalla Costituzione.

Papa Francesco ha cercato di arginare questo allontanamento tenendo subito un discorso di rara condanna nei confronti dell’operato della Chiesa e chiedendo apertamente scusa per gli abusi sessuali commessi dal clero:

«Il fallimento delle autorità ecclesiastiche – vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri – nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti».

Poi il Papa ha incontrato otto persone che avevano subito abusi sessuali.

Di fatto il Papa ha passato la maggior parte dei suoi due giorni in Irlanda a chiedere scusa per gli errori della Chiesa. Dopo averlo incontrato, il presidente irlandese Michael Higgins ha detto di avergli parlato di «come una repubblica è tale perché garantisce gli stessi diritti a tutti, di come gli atti di esclusione, compresi quelli fondati sul genere e l’orientamento sessuale, abbiano causato e tuttora causino grande sofferenza». Il primo ministro Varadkar ha tenuto un discorso in sua presenza in cui ha parlato dei «crimini brutali perpetrati da gente della Chiesa cattolica e poi insabbiati per proteggere le istituzioni ai danni di vittime innocenti». E ricordato che «i matrimoni non sempre funzionano, le donne dovrebbero poter fare le loro scelte, e non c’è un’unica idea di famiglia».

Il momento più intenso è stato quando lo stesso Papa ha chiesto ufficialmente scusa, durante la messa di domenica: «Chiediamo perdono per gli abusi in Irlanda, abusi di potere e coscienza, abusi sessuali da parte di qualificati membri della Chiesa. Chiediamo perdono per quei membri della gerarchia che non si sono fatti carico di queste situazioni dolorose e sono rimasti in silenzio». In quello stesso giorno l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò – dal 2011 al 2016 rappresentante diplomatico della Santa Sede negli Stati Uniti – ha chiesto le sue dimissioni accusandolo di essere stato a conoscenza per anni degli abusi sessuali commessi da un cardinale statunitense e di non avere fatto nulla per fermarlo.

Durante la messa il Papa ha anche chiesto scusa per il comportamento della Chiesa verso le madri single non sposate, e in particolare per le donne che, una volta partorito, vennero separate dai loro figli che restavano in orfanotrofi o venivano dati in adozione. A Tuam, nella contea di Galway, circa mille persone si sono radunate per ricordare in silenzio i “bambini di Tuam“, una delle dieci istituzioni gestite dal clero cattolico in cui vennero mandate circa 35 mila donne non sposate e dove morirono, tra il 1925 e il 1961, quasi 800 bambini.

Bambini di Tuam

Una manifestazione a Tuam, dove vennero ritrovati i resti di 796 bambini di età compresa tra 35 settimane e tre anni, nati o ospitati nella clinica vicina gestita da suore cattoliche, dove venivano ricoverate le donne incinte non sposate. La foto è del 26 agosto 2018
(Charles McQuillan/Getty Images)

Puntata 208

Puntata 208 Radio Dublino

Durante la puntata 208, Marya e Lorena alla regia parlano del successo della campagna Repeal the 8th e di come questo sia stato recepito dalla cittadinanza. Dopo giornate e serate di volantinaggio, dopo essere stati accolti in modo alterno dalla popolazione, l’Irlanda con un voto storico ha ribaltato quanto stabilito da un altro referendum del 1983. Durante la puntata Lorena ha raccontato questo momento epocale anche attraverso la sua rubrica Andiamo al cinema, con stralci tratti da: The Snapper, Magdalen Sisters e Philomena.

Durante la seconda puntata Marya ci porta un ulteriore punto di vista, raccontandoci la gravidanza dal punto di vista di un embrione.

 

Playlist:

  • Oasis – Amanda Palmer
  • Get no satisfaction – Rolling Stones
  • Fierce Mild – Equality people
  • Bread and Roses

 

 

Abortion Rights Campaign

Abort Campaign Ireland
James Connolly, 06/04/2017, Lorena al Repeal the 8th campaign

James Connolly, 06/04/2017, Lorena al Repeal the 8th campaign

Radio Dublino aderisce alla Abortion Rights Campaign, la campagna per un aborto libero, legale, sicuro in Irlanda, iniziando con il repeal dell ottavo emendamento della Costituzione Irlandese.

L’Irlanda è uno dei pochi Stati europei che ancora non ha legalizzato l’aborto. È vero, questo è possibile solo e soltanto se c’è un pericolo per la vita della mamma, ma  ormai si tratta di casi rari o praticamente inesistenti. Del resto, è la Costituzione stessa a proteggere il nascituro, Ecco perché da anni un duplice fronte, interno ed esterno, si batte per introdurre l’aborto nel Paese.  Adesso le pressioni sono tante che a quanto pare si ha l’intenzione di indire un nuovo referendum per l’anno prossimo. Nelle scorse settimane il governo ha incaricato un’assemblea cittadina di valutare l’opportunità di una nuova consultazione elettorale sul tema dell’aborto e dunque pure sulla riforma costituzionale. E la risposta è stata positiva.

L’Irlanda aveva deciso di abolire l’interruzione di gravidanza nel 1983 con un referendum costituzionale che aveva introdotto il cosiddetto “ottavo emendamento”, che equiparava il “diritto alla vita del nascituro” al “diritto alla vita della madre”. Nel 1992 la Corte Suprema aveva stabilito un’unica eccezione: che l’interruzione potesse essere praticata nei casi in cui fosse «reale e sostanziale» il rischio per la vita della partoriente. Nonostante quella sentenza, fu introdotto solamente un emendamento alla Costituzione che permetteva alle donne di andare all’estero per abortire, ma non ebbe nessuna conseguenza pratica: in quegli anni la decisione se praticare o meno l’interruzione di gravidanza era sempre rimasta a discrezione dei medici, i quali sia per convinzioni religiose che per paura di conseguenze personali – a causa dell’incertezza legislativa – si erano rifiutati di eseguirla. Per queste ragioni nel 2010 l’Irlanda venne condannata da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che chiese al paese di modificare la Costituzione in modo da garantire la protezione della salute della donna.

Nel 2013 il Parlamento ha approvato una legge che consente l’aborto nel caso in cui la gravidanza metta a rischio la vita della donna: tra i motivi di rischio era prevista anche la minaccia di suicidio e quindi il disagio psichico. Il provvedimento era stato chiamato “Protection of Life During Pregnancy Bill”, norme per la protezione della vita in gravidanza, e era arrivato dopo il caso di Savita Halappanavar, una dentista di 31 anni di origini indiane morta qualche mese prima all’Ospedale universitario di Galway per un’infezione al sangue, dopo che aveva chiesto di interrompere la gravidanza alla diciassettesima settimana. Halappanavar era stata ricoverata per un forte mal di schiena. I dottori avevano scoperto che stava per abortire spontaneamente, ma si erano rifiutati di rimuovere il feto perché il suo cuore continuava a battere.

Il “Protection of Life During Pregnancy Bill” è stato considerato molto importante per un paese in cui la religione cattolica è molto influente e radicata e in cui il divieto di abortire è addirittura scritto nella Costituzione. Ma la legge aveva trovato da subito forti opposizioni sia da parte di chi è genericamente contrario all’aborto, sia da parte di chi lo considera un diritto. La legge – tuttora in vigore – ha infatti un’applicazione molto limitata: non prevede per esempio la possibilità di interrompere la gravidanza in caso di stupro, di incesto o di anomalie del feto. La legge include tra i rischi che consentono il ricorso all’interruzione volontaria la minaccia di suicidio della donna, e quindi il disagio psichico; in quest’ultimo caso, però, l’iter per ottenere l’autorizzazione è molto difficile e prevede che la donna venga sottoposta, alla fine, a ben sette giudizi (tutto questo sempre mentre dice di volersi suicidare, e magari ci prova anche). La procedura era stata criticata dalle femministe e giudicata «scandalosa e paternalistica» anche da Johanna Westeson, direttrice regionale per l’Europa presso il “Center for Reproductive Rights” che aveva parlato di «una violazione assoluta delle norme internazionali sui diritti umani e sul diritto delle donne alla salute e alla dignità».

Visto questo divieto quasi totale, per le donne irlandesi che scelgono di abortire è comune recarsi in paesi come il Regno Unito o i Paesi Bassi. Secondo i dati del Servizio Sanitario Nazionale britannico, oltre 3.400 donne irlandesi hanno abortito negli ospedali britannici nel 2015. Lo scorso anno una commissione delle Nazioni Unite ha stabilito che l’Irlanda aveva violato i diritti di una donna costringendola a recarsi all’estero per interrompere una gravidanza, nonostante le fossero stati diagnosticati gravi difetti congeniti al feto. Un altro caso recente, che era stato raccontato dai giornali internazionali, aveva a che fare con una giovane donna di 18 anni rimasta incinta a seguito di uno stupro e che era stata spinta (contro la sua volontà) a far nascere il bambino con un taglio cesareo a 25 settimane di gravidanza.

L’ottavo emendamento è stato oggetto di molte battaglie legali e politiche, anche nel corso degli ultimi anni. Conor O’Mahony, docente di legge presso l’University College Cork intervistato dal New York Times, ha spiegato che l’ottavo emendamento non funziona come mezzo di regolamentazione dell’interruzione di gravidanza, sia che lo si consideri da una prospettiva anti-abortista sia che lo si guardi da quella dell’aborto come diritto: «La prova è che nessuna delle due parti è mai stata soddisfatta di come tale emendamento è stato interpretato ed applicato nel corso degli anni». O’Mahony ha anche detto che l’opinione pubblica si sta gradualmente spostando a favore della legalizzazione dell’aborto, in particolare nei casi di gravi anomalie fetali o nei casi di gravidanza conseguenza di stupro. Le sue dichiarazioni sono confermate dai sondaggi condotti su questo tema negli ultimi dieci anni: la tendenza è quella di un costante aumento del supporto per un maggiore accesso all’aborto in Irlanda (dove per esempio nel maggio del 2015 sono stati legalizzati i matrimoni gay, nonostante l’opposizione della Chiesa). L’ultima ricerca – condotta dell’ottobre del 2016, quando cioè è stata istituita l’Assemblea dei cittadini da parte del parlamento – dice che il 74 per cento degli intervistati sostiene l’abrogazione (in tutti i casi il 19 per cento, limitata ad alcuni casi il 55 per cento) dell’ottavo emendamento.

Lorena, della redazione di Radio Dublino, sta partecipando alle attività di sensibilizzazione sul tema dell’aborto e sulle pressioni sul governo per legalizzare l’accesso all’interruzione di gravidanza volontaria e ci ha aggiornato negli ultimi mesi sulle recenti azioni di sensibilizzazione al tema portate avanti dal action group e ci ha invitati a partecipare al prossimo Reproductive Justice Walking Tour.

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